100mila ore e 20 milioni di franchi. Sono i numeri su cui ha insistito Gianni Frizzo del Comitato Officine Ffs in rappresentanza degli operai incontrando la stampa poco fa a Bellinzona. La prima cifra testimonia la mancanza di rispetto, ravvisata dalle maestranze, degli accordi sottoscritti dalle Ffs per la costituzione del Centro di competenza: invece di mantenere i volumi di lavoro in ore a Bellinzona (fino al 2020 almeno per le locomotive e le sale montate) si costata una pericolosa perdita di commesse a favore degli altri stabilimenti Ffs sull’Altopiano: solo 300mila ore per Bellinzona al posto delle 430mula promesse.
La conferenza stampa pomeridiana ha seguito l’assemblea del personale indetta in mattinata per discutere l’esito dell’incontro di giovedì 18 febbraio a Lucerna con i vertici delle Ffs. Incontro cui avevano preso parte (oltre ai sindacati) i consiglieri di Stato Christian Vitta e Claudio Zali e parlamentari ticinesi. Vertice che doveva fare il punto sulle intenzioni future delle Ffs per lo stabilimento di Bellinzona.
E ora veniamo alla seconda cifra di cui dicevamo, ossia i 20 milioni di investimenti annunciati dalle Ffs per le Officine, quale garanzia dell’ex regia federale comunicata alla stampa a margine dell’incontro del 18 febbraio. “Le Ffs – ha tuonato Gianni Frizzo – hanno diramato il loro comunicato sull’esito della piattaforma prima ancora che questa terminasse. Questa cifra non è mai stata fatta durante l’incontro”.
Le maestranze intendono ora:
– mantenere la pressione sull’ex regia, sulla classe politica cantonale ma anche sui Municipi, illustrando anche ai Comuni del comprensorio la gravità della situazione;
– lanciare una petizione al Governo che inviti le Ffs a mantenere i patti;
– fare il punto finale di questa ulteriore offensiva alla tradizionale festa delle Officine il prossimo sabato 19 marzo.
Officine Ffs Bellinzona 26 febbraio 2016
Ma con in mano, ben strette, le chiavi inglesi, la pressione sui padroni (ex regia federale) e sui sinistrati sarà ancora maggiore.